Categoria: Radar

Merino Radar — Le ultime notizie dal mondo della lana merino

  • Filo66: il distretto di Biella torna in scena a Milano il 15 settembre

    Filo66: il distretto di Biella torna in scena a Milano il 15 settembre

    Il 15 e il 16 settembre, alla Fiera Milano Rho, apre la 66ª edizione di Filo, la fiera internazionale di filati e tessuti che lega la propria storia al distretto tessile di Biella. La cerimonia inaugurale, martedì alle 10:30 nel padiglione 24, porta un titolo che è già un programma: «Tessere il futuro: l’equilibrio per una filiera tessile e moda più forte, più competitiva».

    Al tavolo dell’apertura siede Pier Francesco Corcione, direttore generale dell’Unione Industriale Biellese, insieme a Fulvia Bacchi, amministratore delegato di Lineapelle, e Matteo Masini di ICE-Agenzia. Con loro alcuni protagonisti delle filature del distretto: Stefano Aglietta di Italfil, presidente della sezione Filature, Cesare Cigolini di Achille Pinto, Marco Bortolini di Di.Vè. Il confronto, moderato da Laura Ricardi dell’ufficio stampa dell’Unione Industriale Biellese, non riguarda le tendenze della prossima stagione: riguarda la tenuta strutturale della filiera, dal filo grezzo al tessuto finito.

    In fiera torna «Made in Filo», la collezione che l’organizzazione produce internamente a partire dai materiali forniti dagli espositori. È la quarta edizione dell’iniziativa, ospitata in un’area dedicata alla ricerca e all’innovazione. Il tema di quest’anno è «Botanica»: filati semplici che restituiscono una mano più naturale, trame sottili che richiamano il disegno di un giardino, jacquard più strutturati costruiti su filati tecnici. Sono tre modi diversi di lavorare la stessa materia prima, messi fianco a fianco sotto lo stesso tetto.

    È lo stesso distretto, a pochi chilometri da Biella, da cui arriva il tessuto della T-shirt micron-è — una filiera che si può ancora seguire passaggio per passaggio, dal pettinato alla tessitura fino al capo finito.

    Filo non è una fiera recente: arriva alla sessantaseiesima edizione. È un appuntamento che si ripete da decenni, il momento in cui il distretto racconta la propria organizzazione senza il filtro del marketing stagionale. Per chi segue da dove arriva il tessuto che indossa, resta una delle poche occasioni in cui la filiera si mostra così com’è, con i nomi e i volti di chi la fa funzionare.


    Approfondisci: L’Eccellenza Si Eredita — il percorso heritage su Merino University

  • Sesta ondata di calore: il rientro in ufficio di settembre non porta sollievo

    Sesta ondata di calore: il rientro in ufficio di settembre non porta sollievo

    Il 1° settembre 2026 il Ministero della Salute ha dichiarato bollino rosso in diverse città italiane: il rientro dalle vacanze non ha portato sollievo climatico. Da giovedì 3 settembre l’anticiclone africano torna a spingere le temperature fino a 8°C sopra la media del periodo, con punte di 10-12°C al Nord, secondo le previsioni del consorzio Lamma-Cnr riprese da Geopop.

    A Milano i modelli indicano possibili 36°C tra il 3 e il 7 settembre. Se confermato, il valore supererebbe il record storico cittadino per il mese. È la sesta ondata di calore della stagione, l’ultima di un’estate che Copernicus ha già certificato come anomala: giugno e luglio 2026 sono stati i più caldi mai registrati in Europa occidentale, con una media di 21,62°C oltre il precedente primato del 2022. Ad agosto le temperature hanno segnato il record assoluto dell’intera stagione estiva.

    Per chi torna in ufficio dopo la pausa, il problema non è astratto. Settembre segna di solito un passaggio netto: fuori le magliette leggere, dentro le prime maglie coperte. Quest’anno il passaggio non regge: nello stesso pomeriggio si passa dai 36°C di una fermata dell’autobus all’aria condizionata di una sala riunioni, poi di nuovo all’aperto per uno spostamento tra uffici. La fibra fine di lana merino risponde a queste oscillazioni regolando il microclima cutaneo per adsorbimento di calore — lo stesso meccanismo su cui si basano gli studi di sviluppo del tessuto micron-è.

    Il 2026 rischia comunque di restare un anno anomalo nel computo complessivo: Copernicus lo colloca oggi al terzo posto tra gli anni più caldi mai registrati, dietro 2024 e 2025, con una probabilità crescente di un nuovo record entro fine anno. Sei ondate di calore in una sola stagione non erano la norma fino a pochi anni fa.

    La finestra è stretta ma gestibile: dal 13 settembre i modelli previsionali indicano l’ingresso di correnti più fredde sul Mediterraneo, il primo vero cambio di stagione. Nei giorni che restano, il guardaroba da ufficio non può scegliere tra estate e autunno: deve reggere entrambe.


    Gli studi sul tessuto dietro micron-è → su Merino University

  • Bollino rosso e punte di 45°C: il guardaroba da ufficio nell’ondata di fine agosto

    Bollino rosso e punte di 45°C: il guardaroba da ufficio nell’ondata di fine agosto

    Il bollettino del Ministero della Salute del 26 agosto colloca Palermo in bollino rosso, il livello 3 di allerta per le ondate di calore che segnala rischio anche per la popolazione sana; Campobasso e Messina restano in bollino arancione. Tra giovedì 27 e venerdì 28 agosto l’anticiclone africano porta i termometri fino a 44-45°C su Centro-Sud e fascia adriatica.

    Non è un episodio isolato. Il Copernicus Climate Change Service ha certificato che il bimestre giugno-luglio 2026 è stato il più caldo mai registrato in Europa occidentale: temperatura media di 21,62°C, 2,79 gradi sopra la norma storica. Da fine maggio le ondate di calore si sono susseguite con pause brevi tra l’una e l’altra, favorendo un accumulo progressivo di calore nel suolo e condizioni sempre più favorevoli a incendi estesi.

    Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. A metà agosto un’ondata precedente ha portato oltre 43°C in Francia, 42°C in Spagna e 40°C in Portogallo, con caldo intenso esteso fino alla Germania. Il Ministero della Salute elabora bollettini quotidiani per 27 città italiane, con previsioni a 24, 48 e 72 ore.

    Per chi lavora in ufficio il problema non è solo il numero sul termometro. È il salto termico: uscire da un ambiente condizionato a 20°C ed entrare in strada a 44°C, più volte al giorno, tra tragitto casa-lavoro e pausa pranzo. Il corpo gestisce peggio uno sbalzo ripetuto di questo tipo rispetto a un caldo costante.

    Il guardaroba da ufficio raramente tiene conto di questo salto. Camicie e T-shirt pensate per un clima stabile si inzuppano nei dieci minuti a piedi tra la metro e la porta a vetri, poi restano umide sotto l’aria condizionata per il resto della giornata: è il tipo di disagio che nessun dress code riesce a normare, e che si ripete identico il giorno dopo finché dura l’allerta.

    La differenza, in queste condizioni, la fa il tessuto più del taglio. La lana merino fine assorbe e rilascia il vapore acqueo del corpo, regolando il microclima a contatto con la pelle invece di limitarsi a bloccare l’aria come fanno molti tessuti sintetici: è il meccanismo alla base di quella che i ricercatori chiamano termoregolazione adattiva.

    Non risolve un’ondata di calore da 45 gradi. Ma spiega perché, a parità di temperatura esterna, chi lo indossa segnala meno disagio nel passaggio ripetuto tra ambienti climatizzati e strada — una differenza piccola su una singola giornata, misurabile su una settimana di bollini rossi.


    Gli studi sul tessuto dietro micron-è → su Merino University

  • GBTA 2026: la spesa per i viaggi di lavoro sale del 7,2%, i viaggi no

    GBTA 2026: la spesa per i viaggi di lavoro sale del 7,2%, i viaggi no

    Il Business Travel Index 2026 del GBTA (Global Business Travel Association), pubblicato il 4 agosto 2026 in collaborazione con Visa, stima la spesa globale per i viaggi d’affari a 1.710 miliardi di dollari nel 2026: +7,2% sul 2025. I viaggi, nello stesso periodo, crescono appena dell’1,3%, da 1,82 a 1,84 miliardi.


    Lo scarto fra le due curve è il dato che vale la pena leggere fino in fondo. La spesa corre più di cinque volte più veloce del volume: le aziende non stanno moltiplicando le trasferte, stanno pagando di più per ciascuna di esse. Negli Stati Uniti, il mercato più grande al mondo, la spesa per i viaggi domestici e internazionali sale del 6,7% a 423 miliardi di dollari. Il 2025 aveva già sorpreso le stime: la spesa era cresciuta dell’8,4% a 1.590 miliardi di dollari, più del 6,6% previsto un anno prima. Il GBTA colloca ora il traguardo dei 2.000 miliardi nel 2031, un anno più tardi di quanto stimato in precedenza — la crescita, secondo il report, sta rallentando dopo il picco del 2026.

    Edward Galvin, vicepresidente di Visa Commercial Solutions per il Nord America, riassume il fenomeno in una frase: quando la spesa cresce più in fretta del volume, il valore si concentra su ogni singolo viaggio. Suzanne Neufang, CEO di GBTA, aggiunge un dettaglio operativo: le aziende non hanno abbandonato i viaggi per principio, sono diventate più selettive e più orientate alla produttività. Il trip che resta in calendario deve giustificare la propria presenza.


    Per chi vive questo tipo di trasferta — riunione al mattino, ufficio cliente nel primo pomeriggio, cena e aeroporto la sera, tutto nella stessa giornata — il guardaroba risponde alla stessa logica del budget aziendale: meno pezzi, ognuno deve reggere di più. Una maglia che passa dalla lounge climatizzata all’asfalto rovente senza bisogno di essere cambiata elimina esattamente il tipo di attrito che un viaggio più costoso non può più permettersi di ignorare. Non è una questione di quantità nel bagaglio, ma di affidabilità capo per capo: la giacca che non prende pieghe dopo otto ore, la maglia che regge un secondo giorno senza lavaggio, il capo che funziona sotto il blazer quanto in aereo.

    Il Business Travel Index non si occupa di guardaroba. Descrive un mercato che paga di più per ogni viaggio che conta davvero — lo stesso criterio con cui vale la pena scegliere cosa indossare quando quel viaggio tocca a noi.


    Scarica: Travel Capsule Planner — la selezione essenziale per il viaggio che deve funzionare la prima volta. https://worldofmerino.com/lead-magnet-travel-capsule/

  • 27 città in allerta rossa: l’estate 2026 supera i record, la quinta ondata non è esclusa

    27 città in allerta rossa: l’estate 2026 supera i record, la quinta ondata non è esclusa

    Il 6 agosto 2026 il ministero della Salute ha collocato, per la prima volta quest’anno, tutte le 27 città del bollettino nazionale in allerta rossa per il caldo. Lo stesso giorno in Austria il termometro di Bad Deutsch-Altenburg ha segnato 41,2°C, nuovo record nazionale secondo GeoSphere Austria.

    Il caldo non si è fermato ai bollettini sanitari. A Budapest la temperatura minima notturna ha toccato 28°C, il valore più alto mai registrato in città. Nel dipartimento francese del Var gli incendi hanno bruciato oltre 60 chilometri quadrati di vegetazione. In Ungheria la centrale nucleare di Paks ha lavorato a circa il 10% della capacità normale: l’acqua del Danubio usata per il raffreddamento era troppo calda per garantire il pieno regime. Nella stessa area, riporta Euronews, giugno ha portato il 27% di pioggia in meno rispetto alla media in Austria, con alcuni tratti del bacino del Danubio fermi al 50% della norma. Secondo il sistema europeo Copernicus EFFIS, dall’inizio del 2026 sono già stati bruciati 434.976 ettari in tutta l’Unione, un valore ben sopra la media storica.

    Il quadro non nasce da un singolo giorno. Copernicus ha già confermato che il bimestre giugno-luglio 2026 è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, con una temperatura media di 21,62°C, 2,79 gradi sopra la norma e oltre il precedente record del 2022. Agosto si inserisce in questa traiettoria, non la interrompe. È la quarta ondata di calore dal mese di maggio, spiega Lorenzo Giovannini, fisico dell’atmosfera dell’Università di Trento, citato dall’ANSA: “Siamo ben al di sopra della media degli anni passati”. Una quinta ondata ad agosto non è esclusa: il weekend di Ferragosto è atteso rovente, con un primo possibile calo termico solo a partire dal 17 agosto.

    Per chi alterna ufficio climatizzato e tragitto urbano, il problema non è più occasionale. È diventato strutturale. Il capo che assorbe e rilascia calore in base alla temperatura corporea, senza dipendere dal clima artificiale, smette di essere un dettaglio da guardaroba estivo e diventa una variabile di performance quotidiana per le otto o nove ore di lavoro. Non è un’esperienza isolata al weekend: si ripete ogni mattina, dal tragitto in metro al primo meeting delle nove.

    Fino al 17 agosto restano probabili nuovi picchi vicini ai 40°C nelle aree centrali e di pianura. Le infrastrutture, dalla rete elettrica ungherese ai sistemi di raffreddamento industriale, mostrano gli stessi limiti che il corpo umano incontra nello stesso arco di ore.


    Approfondisci: Gli studi sul tessuto dietro micron-è, su Merino University

  • Resale in accelerazione: H&M Pre-Loved cresce del 31%, il mercato punta a 393 miliardi

    Resale in accelerazione: H&M Pre-Loved cresce del 31%, il mercato punta a 393 miliardi

    Fortune riporta il 6 agosto 2026 che H&M Pre-Loved ha chiuso il 2025 con ricavi per 1.844 milioni di corone svedesi, circa 194,4 milioni di dollari: il 31% in più rispetto all’anno precedente.

    Il programma di rivendita del gruppo, attivo dal 2021, copre oggi 24 mercati online e negozi fisici in 11 paesi. Rappresenta lo 0,8% del turnover di gruppo nel 2025, una quota piccola ma in crescita costante.

    Il dato si inserisce in un movimento più ampio. Il 2026 Resale Report di ThredUp stima il mercato globale del secondhand a 393 miliardi di dollari entro il 2030. Negli Stati Uniti la rivendita punta a 78,8 miliardi entro la fine del decennio, con una crescita quasi quattro volte più veloce di quella del retail d’abbigliamento tradizionale nell’ultimo anno.

    Zara, Levi’s, Lululemon, REI e Patagonia hanno lanciato o ampliato programmi di resale interni, spesso appoggiandosi a piattaforme tecnologiche come Trove e Reflaunt. Patagonia ha aperto Worn Wear nel 2017, tra le prime insegne a farlo. Eileen Fisher e Urban Outfitters, con la linea PS Vintage, seguono la stessa direzione.

    Sofia Måhlén, a capo dei modelli di business circolari di H&M, descrive Pre-Loved come parte strutturale della strategia del gruppo, non un esperimento isolato. Shawn Grain Carter, docente al Fashion Institute of Technology, collega il salto dei ricavi all’adozione di piattaforme di rivendita gestite direttamente dai brand, non più delegate solo ai marketplace terzi.

    Per Neil Saunders di GlobalData Retail il fenomeno non è più marginale: la rivendita cresce a un ritmo che il retail primario non tiene. Per i brand significa un vincolo nuovo. Un capo entra nel circuito resale solo se mantiene forma e valore dopo mesi o anni di uso.

    Il contesto sui prezzi aiuta a spiegare la spinta. Secondo l’AlixPartners 2025 Consumer Sentiment Index, il prezzo medio dei capi entry-level è salito di 17 dollari nel 2025 rispetto al 2024, un aumento che rende il calcolo del costo per utilizzo più rilevante per chi acquista.

    È la stessa logica che guida chi compra meno capi ma li sceglie con più cura. Il costo per utilizzo conta più del prezzo di listino. Un capo che regge cinque anni pesa meno, nel bilancio reale, di cinque capi che durano una stagione.

    I brand non lo scrivono nei comunicati stampa, ma il calcolo è lo stesso che fa chi guarda il costo per utilizzo di un capo prima di comprarlo: dura di più, vale di più anche dopo.


    Approfondisci: Capsule — 12 capi, 30 giorni

  • Resale in accelerazione: H&M Pre-Loved cresce del 31%, il mercato punta a 393 miliardi

    Resale in accelerazione: H&M Pre-Loved cresce del 31%, il mercato punta a 393 miliardi

    Fortune riporta il 6 agosto 2026 che H&M Pre-Loved ha chiuso il 2025 con ricavi per 1.844 milioni di corone svedesi, circa 194,4 milioni di dollari: il 31% in più rispetto all’anno precedente.

    Il programma di rivendita del gruppo, attivo dal 2021, copre oggi 24 mercati online e negozi fisici in 11 paesi. Rappresenta lo 0,8% del turnover di gruppo nel 2025, una quota piccola ma in crescita costante.

    Il dato si inserisce in un movimento più ampio. Il 2026 Resale Report di ThredUp stima il mercato globale del secondhand a 393 miliardi di dollari entro il 2030. Negli Stati Uniti la rivendita punta a 78,8 miliardi entro la fine del decennio, con una crescita quasi quattro volte più veloce di quella del retail d’abbigliamento tradizionale nell’ultimo anno.

    Zara, Levi’s, Lululemon, REI e Patagonia hanno lanciato o ampliato programmi di resale interni, spesso appoggiandosi a piattaforme tecnologiche come Trove e Reflaunt. Patagonia ha aperto Worn Wear nel 2017, tra le prime insegne a farlo. Eileen Fisher e Urban Outfitters, con la linea PS Vintage, seguono la stessa direzione.

    Sofia Måhlén, a capo dei modelli di business circolari di H&M, descrive Pre-Loved come parte strutturale della strategia del gruppo, non un esperimento isolato. Shawn Grain Carter, docente al Fashion Institute of Technology, collega il salto dei ricavi all’adozione di piattaforme di rivendita gestite direttamente dai brand, non più delegate solo ai marketplace terzi.

    Per Neil Saunders di GlobalData Retail il fenomeno non è più marginale: la rivendita cresce a un ritmo che il retail primario non tiene. Per i brand significa un vincolo nuovo. Un capo entra nel circuito resale solo se mantiene forma e valore dopo mesi o anni di uso.

    Il contesto sui prezzi aiuta a spiegare la spinta. Secondo l’AlixPartners 2025 Consumer Sentiment Index, il prezzo medio dei capi entry-level è salito di 17 dollari nel 2025 rispetto al 2024, un aumento che rende il calcolo del costo per utilizzo più rilevante per chi acquista.

    È la stessa logica che guida chi compra meno capi ma li sceglie con più cura. Il costo per utilizzo conta più del prezzo di listino. Un capo che regge cinque anni pesa meno, nel bilancio reale, di cinque capi che durano una stagione.

    I brand non lo scrivono nei comunicati stampa, ma il calcolo è lo stesso che fa chi guarda il costo per utilizzo di un capo prima di comprarlo: dura di più, vale di più anche dopo.


    Approfondisci: Capsule — 12 capi, 30 giorni

  • Micro-trip e bleisure 2026: il guardaroba che regge entrambi i viaggi

    Micro-trip e bleisure 2026: il guardaroba che regge entrambi i viaggi

    Il Deloitte 2026 Travel Industry Outlook registra un dato che sembra una contraddizione: il 68% dei travel manager prevede di aumentare i budget per il 2026, con una spesa media in crescita del 23% rispetto al 2025. Ma la frequenza dei viaggi individuali continua a scendere: solo il 53% dei frequent corporate traveler dichiara di voler viaggiare tre o più volte al mese, contro il 63% registrato un anno prima nello stesso sondaggio Deloitte.

    Il denaro non sparisce: cambia distribuzione. Si spende di più per viaggi meno numerosi, selezionati con più cura. È la logica dietro quello che diversi report di settore — Engine, Arrivia, SIXT business — descrivono come il “12-hour micro-trip”: la trasferta express pensata per chiudere in una sola giornata un incontro decisivo con un cliente, senza pernottamento e senza spezzare il resto della settimana lavorativa.

    Alla trasferta breve si affianca il fenomeno opposto. L’84% dei corporate traveler intervistati da Engine dichiara di voler aggiungere tempo libero al prossimo viaggio di lavoro, e il mercato globale del bleisure — lavoro più vacanza nello stesso spostamento — vale 762 miliardi di dollari nel 2025, con proiezioni oltre i 2.200 miliardi entro il 2034.

    Le aziende non si limitano più a tollerare la sovrapposizione tra lavoro e vacanza: la formalizzano. Un’impresa su cinque, secondo i dati aggregati da Navan e Arrivia, incoraggia oggi esplicitamente i dipendenti a prolungare la trasferta per motivi personali. Marriott registra soggiorni business più lunghi del 20% rispetto agli anni precedenti. Il fenomeno non è solo americano: SIXT business segnala la stessa dinamica nei mercati europei, dove il criterio di scelta si sposta dal prezzo del biglietto alla flessibilità dell’itinerario.

    Per chi organizza la trasferta, la conseguenza pratica riguarda il contenuto della valigia prima ancora del biglietto. Il carry-on unico, già maggioritario tra i frequent traveler secondo lo stesso report Deloitte, lascia poco margine di scorta: ogni capo deve coprire più occasioni, dalla riunione al volo fino all’aperitivo dell’ultimo minuto, senza un cambio dettato solo dal contesto.

    Le due traiettorie sono opposte solo in apparenza. Convergono su un problema pratico condiviso: il guardaroba deve reggere due registri diversi con lo stesso bagaglio. Una giornata da dodici ore tra aeroporto, cliente e volo di rientro chiede capi che non si sgualciscono sotto la giacca e che assorbono gli sbalzi tra l’aria condizionata degli interni e il caldo esterno. Un viaggio che si allunga di qualche giorno per il weekend chiede l’opposto: capi che si portano più a lungo senza lavarli, senza perdere forma e senza trattenere odori.

    Il capo che risolve entrambi i casi non cambia tra la riunione delle nove e l’aperitivo del sabato. A cambiare è il bagaglio, non il contenuto.


    Scopri il Travel Capsule Planner: 5 capi, 10 giorni, zero stress

  • Il caldo del 2026 batte i record: vestirsi quando l’aria condizionata non basta

    Il caldo del 2026 batte i record: vestirsi quando l’aria condizionata non basta

    L’8 luglio l’Osservatorio Fabra di Barcellona ha registrato 40,5°C, la temperatura più alta in oltre un secolo di rilevazioni. Il giorno dopo il Met Office britannico ha contato l’ottavo giorno del 2026 sopra i 34°C a Wisley, in Surrey: un record assoluto, che supera i sette giorni toccati nel 2020 e nel 1976.

    Sul continente i numeri vanno nella stessa direzione. A fine giugno la Germania ha toccato un record nazionale provvisorio di 41,7°C. Il gruppo di ricerca World Weather Attribution ha definito l’ondata di calore la più intensa mai registrata nella regione analizzata, aggiungendo che è praticamente impossibile spiegarne l’intensità senza il cambiamento climatico. In Inghilterra giugno 2026 è già il mese più caldo da quando esistono le registrazioni, cioè dal 1884.

    Il Met Office ha segnalato anche una “marine heat wave” in corso nel Mare del Nord, con temperature superficiali arrivate a 18°C lungo la costa sud-orientale inglese: un riscaldamento che non riguarda solo l’aria, ma anche le acque costiere che di norma la mitigano nelle ore serali.

    Il dato che cambia la lettura per chi lavora in ufficio riguarda le case, non le città. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia solo il 20% delle abitazioni europee ha l’aria condizionata, anche se le vendite di condizionatori sono cresciute del 30% negli ultimi cinque anni. La giornata tipo diventa quindi un’alternanza scomposta: marciapiede rovente, mezzo pubblico surriscaldato, ufficio dove il condizionatore c’è ma non basta, o non c’è affatto.

    Le aziende hanno risposto in modo disomogeneo. Alcuni uffici hanno abbassato il dress code lasciando cadere la giacca, altri hanno solo spostato l’orario delle riunioni. In nessuno dei due casi il problema si risolve: il tessuto a contatto con la pelle resta lo stesso per tutta la giornata, dal treno del mattino alla sala riunioni climatizzata fino al ritorno a casa nell’ora più calda.

    Il corpo attraversa più microclimi in poche ore. Non conta solo il capo più leggero: conta quello che assorbe l’umidità corporea quando la temperatura sale e la rilascia quando scende, senza restare fradicio né rigido. È lo stesso principio che regge una divisa da dodici ore di viaggio, applicato a un’estate che ha smesso di essere prevedibile.

    Il record dell’8 luglio non chiude la sequenza. Con un’estate che ha già superato i massimi del 2020 e pareggiato quelli del 1976, il problema da vestire non è più il caldo assoluto ma la sua variabilità, giorno dopo giorno.


    Gli studi sul tessuto dietro micron-èsu Merino University

  • Dal 19 luglio l’UE vieta la distruzione dell’invenduto tessile

    Dal 19 luglio l’UE vieta la distruzione dell’invenduto tessile

    Dal 19 luglio 2026 le aziende tessili europee con più di 250 dipendenti, 50 milioni di euro di fatturato o 25 milioni di euro di attivo non potranno più distruggere capi e accessori invenduti. Lo stabilisce il regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) della Commissione Europea, entrato in vigore nel 2024 e ora operativo per le grandi imprese.

    La misura arriva con numeri precisi. La Commissione stima che in Europa il 4-9% del tessile invenduto venga distrutto ogni anno prima ancora di essere indossato, per un impatto stimato in 5,6 milioni di tonnellate di CO2 — un volume paragonabile alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021. Dal febbraio 2027 le aziende dovranno inoltre dichiarare, categoria per categoria, quanto invenduto viene riusato, riciclato, recuperato o smaltito.

    Per chi acquista in modo mirato, il cambiamento si legge senza bisogno di formazione tecnica. Il problema della sovrapproduzione non scompare: si sposta a monte, dove pianificare male i volumi diventa più costoso e le collezioni lampo a prezzo scontato perdono margine. La conseguenza attesa è un riavvicinamento tra prezzo di listino e valore reale del capo.

    Le eccezioni restano circoscritte: motivi igienico-sanitari, danni che rendono il prodotto inutilizzabile, violazioni di proprietà intellettuale, o casi in cui la distruzione risulta l’opzione realmente più sostenibile. Fuori da questi casi, l’invenduto dovrà trovare una seconda vita: vendita a prezzo ridotto, donazione, riciclo.

    Nel confronto tra materiali, i dati sul fine vita restano un indicatore utile di cosa succede quando un capo esce comunque dal mercato. Una sperimentazione di AgResearch su un periodo di 90 giorni in ambiente marino ha misurato un’alta biodegradazione per la lana, trattata e non trattata, a fronte di una degradazione minima o assente per poliestere, nylon e polipropilene. È uno dei motivi per cui le fibre naturali restano meno esposte al problema, sempre più discusso, delle microfibre disperse nell’ambiente.

    La soglia dei 250 dipendenti copre gran parte della produzione europea su grande scala; le imprese medie seguiranno dal 2030. Nel frattempo l’invenduto gestito per legge, e non più bruciato o interrato, diventa un dato pubblico verificabile.

    Per il guardaroba quotidiano l’effetto pratico riguarda i cicli di sconto. Meno invenduto da smaltire in fretta significa meno collezioni-lampo pensate per essere svuotate a metà prezzo entro poche settimane. I capi pensati per durare — costruzione solida, materiali che reggono lavaggi ripetuti — restano fuori da questa logica di svuotamento rapido, perché il loro valore non dipende dal turnover della stagione.


    Approfondisci: Guida alla Tracciabilità delle Fibre Naturali — cosa cercare quando un capo dichiara di durare.