Dal 19 luglio l’UE vieta la distruzione dell’invenduto tessile

Dal 19 luglio l'UE vieta la distruzione dell'invenduto tessile

Dal 19 luglio 2026 le aziende tessili europee con più di 250 dipendenti, 50 milioni di euro di fatturato o 25 milioni di euro di attivo non potranno più distruggere capi e accessori invenduti. Lo stabilisce il regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) della Commissione Europea, entrato in vigore nel 2024 e ora operativo per le grandi imprese.

La misura arriva con numeri precisi. La Commissione stima che in Europa il 4-9% del tessile invenduto venga distrutto ogni anno prima ancora di essere indossato, per un impatto stimato in 5,6 milioni di tonnellate di CO2 — un volume paragonabile alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021. Dal febbraio 2027 le aziende dovranno inoltre dichiarare, categoria per categoria, quanto invenduto viene riusato, riciclato, recuperato o smaltito.

Per chi acquista in modo mirato, il cambiamento si legge senza bisogno di formazione tecnica. Il problema della sovrapproduzione non scompare: si sposta a monte, dove pianificare male i volumi diventa più costoso e le collezioni lampo a prezzo scontato perdono margine. La conseguenza attesa è un riavvicinamento tra prezzo di listino e valore reale del capo.

Le eccezioni restano circoscritte: motivi igienico-sanitari, danni che rendono il prodotto inutilizzabile, violazioni di proprietà intellettuale, o casi in cui la distruzione risulta l’opzione realmente più sostenibile. Fuori da questi casi, l’invenduto dovrà trovare una seconda vita: vendita a prezzo ridotto, donazione, riciclo.

Nel confronto tra materiali, i dati sul fine vita restano un indicatore utile di cosa succede quando un capo esce comunque dal mercato. Una sperimentazione di AgResearch su un periodo di 90 giorni in ambiente marino ha misurato un’alta biodegradazione per la lana, trattata e non trattata, a fronte di una degradazione minima o assente per poliestere, nylon e polipropilene. È uno dei motivi per cui le fibre naturali restano meno esposte al problema, sempre più discusso, delle microfibre disperse nell’ambiente.

La soglia dei 250 dipendenti copre gran parte della produzione europea su grande scala; le imprese medie seguiranno dal 2030. Nel frattempo l’invenduto gestito per legge, e non più bruciato o interrato, diventa un dato pubblico verificabile.

Per il guardaroba quotidiano l’effetto pratico riguarda i cicli di sconto. Meno invenduto da smaltire in fretta significa meno collezioni-lampo pensate per essere svuotate a metà prezzo entro poche settimane. I capi pensati per durare — costruzione solida, materiali che reggono lavaggi ripetuti — restano fuori da questa logica di svuotamento rapido, perché il loro valore non dipende dal turnover della stagione.


Approfondisci: Guida alla Tracciabilità delle Fibre Naturali — cosa cercare quando un capo dichiara di durare.

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