Cupola di calore in autunno: Copernicus vede ancora caldo sull’Europa

Cupola di calore in autunno: Copernicus vede ancora caldo sull'Europa

Il 10 agosto il Copernicus Climate Change Service ha aggiornato le proiezioni per il trimestre settembre-novembre 2026: il segnale è netto, temperature sopra la media su gran parte d’Europa, Italia compresa.

Tra fine settembre e inizio ottobre si sta formando una struttura di alta pressione tra il Mediterraneo e il Nord Africa, quella che i meteorologi chiamano cupola di calore, diretta verso il cuore del continente. Il punto di partenza non aiuta. Il Mediterraneo ha chiuso il luglio più caldo dal 1993, con una temperatura superficiale media di circa 27°C.

Il trimestre estivo aveva già lasciato il segno. Tra giugno e i primi di settembre l’Italia ha attraversato sei ondate di calore, l’ultima tra il 3 e il 7 settembre, con scarti dalle medie stagionali di 6-8°C in diverse località, secondo i dati riportati da Meteo.it. L’aggiornamento Copernicus dice che il trimestre successivo non porta una pausa netta.

Francesco Meneguzzo, commissario del Consorzio Lamma-Cnr, descrive un autunno più caldo della media per l’Italia. Sulle piogge il quadro resta incerto, e la stessa cautela vale per quanto durerà la fase calda.

C’è poi El Niño. Il 13 agosto i centri NOAA e CPC hanno attribuito una probabilità superiore al 90% a un’intensità molto forte tra l’autunno e l’inverno 2026-2027. Meneguzzo frena comunque le semplificazioni: le connessioni tra El Niño e il clima europeo restano indirette e intermittenti, non un’equazione diretta.

Per chi lavora in ufficio la mezza stagione non segna più il confine netto di un tempo. Le maniche lunghe tornano in armadio, il termometro no sempre: una mattina sotto i 15°C e un pomeriggio ancora sopra i 25°C nella stessa giornata sono già capitati più volte quest’anno.

Chi passa dall’ambiente climatizzato alla strada e ritorno più volte al giorno misura il problema in modo pratico, non estetico. La maglia sotto la giacca deve reggere lo sbalzo del mattino e il caldo delle tre del pomeriggio senza cambio d’abito a metà giornata. È un problema di gestione del microclima corporeo, non di stagione sul calendario.

Non è la classica ottobrata, quella dura pochi giorni ed è un’eccezione nota da decenni. Qui il segnale riguarda l’intera stagione: temperature sopra media per tre mesi, non un’increspatura isolata tra due fronti d’aria fresca.

Su questo punto specifico esiste un corpo di ricerca misurabile: la termoregolazione attiva delle fibre naturali, cioè il modo in cui un tessuto assorbe e rilascia calore e umidità mentre le condizioni intorno cambiano nell’arco della stessa giornata.


→ Gli studi sul tessuto dietro micron-è, su Merino University

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