Fortune riporta il 6 agosto 2026 che H&M Pre-Loved ha chiuso il 2025 con ricavi per 1.844 milioni di corone svedesi, circa 194,4 milioni di dollari: il 31% in più rispetto all’anno precedente.
Il programma di rivendita del gruppo, attivo dal 2021, copre oggi 24 mercati online e negozi fisici in 11 paesi. Rappresenta lo 0,8% del turnover di gruppo nel 2025, una quota piccola ma in crescita costante.
Il dato si inserisce in un movimento più ampio. Il 2026 Resale Report di ThredUp stima il mercato globale del secondhand a 393 miliardi di dollari entro il 2030. Negli Stati Uniti la rivendita punta a 78,8 miliardi entro la fine del decennio, con una crescita quasi quattro volte più veloce di quella del retail d’abbigliamento tradizionale nell’ultimo anno.
Zara, Levi’s, Lululemon, REI e Patagonia hanno lanciato o ampliato programmi di resale interni, spesso appoggiandosi a piattaforme tecnologiche come Trove e Reflaunt. Patagonia ha aperto Worn Wear nel 2017, tra le prime insegne a farlo. Eileen Fisher e Urban Outfitters, con la linea PS Vintage, seguono la stessa direzione.
Sofia Måhlén, a capo dei modelli di business circolari di H&M, descrive Pre-Loved come parte strutturale della strategia del gruppo, non un esperimento isolato. Shawn Grain Carter, docente al Fashion Institute of Technology, collega il salto dei ricavi all’adozione di piattaforme di rivendita gestite direttamente dai brand, non più delegate solo ai marketplace terzi.
Per Neil Saunders di GlobalData Retail il fenomeno non è più marginale: la rivendita cresce a un ritmo che il retail primario non tiene. Per i brand significa un vincolo nuovo. Un capo entra nel circuito resale solo se mantiene forma e valore dopo mesi o anni di uso.
Il contesto sui prezzi aiuta a spiegare la spinta. Secondo l’AlixPartners 2025 Consumer Sentiment Index, il prezzo medio dei capi entry-level è salito di 17 dollari nel 2025 rispetto al 2024, un aumento che rende il calcolo del costo per utilizzo più rilevante per chi acquista.
È la stessa logica che guida chi compra meno capi ma li sceglie con più cura. Il costo per utilizzo conta più del prezzo di listino. Un capo che regge cinque anni pesa meno, nel bilancio reale, di cinque capi che durano una stagione.
I brand non lo scrivono nei comunicati stampa, ma il calcolo è lo stesso che fa chi guarda il costo per utilizzo di un capo prima di comprarlo: dura di più, vale di più anche dopo.
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